lunedì 16 novembre 2009

Mattinata in blu

Ho ritrovato un bellissimo paio di collant blu, con una gonnellina verdolino chiaro, e le ballerine rosse, che meraviglia, quanto mi eccita questo abbigliamento, fantistico.
Se potessi mi accarezzerei fino all'orgasmo.
Se potessi .....
Se solo potessi ....

venerdì 13 novembre 2009

Navigazione

Oggi, come negli ultimi giorni, ho "perso" un mucchio di tempo su flickr a cercare foto di "amiche", ne ho trovate spendide.
Quanta gente ama le stesse cose che amo io, collant, ballerine, BDSM, corsetti, ....
Spettacolo!

lunedì 30 marzo 2009

Un racconto - La cameriera, serva e schiava

Fantasia, tutto questo è frutto della mia fantasia.

Sono le 9, del mattino, e sono in ginocchio davanti alla porta di casa Sua, alla casa della Signora Padrona, pensando, tra l’eccitazione ed un po’ di paura, a cosa sta per succedere.
Da quando abbiamo cominciato a colloquiare, nonostante sia e mi senta assolutamente eterosessuale, ora penso e parlo di me al femminile.
Ci siamo conosciute su un forum, giusto due mesi fa. E in questo tempo siamo passate alla posta privata, alla chat con webcam e ci siamo così “viste”. Le ho raccontato tutto di me, del mio essere sottomesso, del mio feticismo, soprattutto per i collant ed i tacchi alti, della mia passione per il bondage e le costrizioni, e così via.
Anche Lei, la Signora Padrona, mi ha raccontato molto di se ed è stato bellissimo.
Pian piano ha preso il controllo psicologico e fisico di tutta me stessa ed ora sto per incontrarla di persona.
So che ha pianificato questo incontro con molta attenzione ed io sono qui ad attendere che Lei mi apra.
Non ho suonato, non dovevo, spero che Lei si ricordi che io sono qui.
All’improvviso, sono ormai le 9 e 20 sento il ticchettio dei suoi tacchi dietro la porta, poi il rumore della serratura e la porta che si apre, come “indicato”, era un chiaro ordine ma a me piace pensare così, mi metto a quattro zampe ed entro arrivando fino all’altezza dei suoi splendidi, ora posso dirlo con certezza, piedi, fasciati nel nylon e dentro un meraviglioso paio di decolté apertissime e con un tacco vertiginoso.
So cosa devo fare e lo faccio baciandole i piedi, Lei non chiude la porta, ovviamente, aumentando il mio imbarazzo. Poi fa un passo indietro, mi fermo e mi metto in ginocchio senza osare alzare lo sguardo.
Finalmente Lei chiude la porta e si allontana, come previsto la seguo a quattro zampe nel lungo corridoio.
La regola è chiara se non indosso scarpe femminili non posso alzarmi in piedi, così come se Lei tiene in mano il guinzaglio, che tra poco sarà appeso al mio collo.
Lo spettacolo della sua camminata è straordinario e l’agilità che dimostra su quei tacchi invidiabile.
Entra in una stanza, proprio in fondo al corridoio ed io anche, a mia volta.
Sempre senza dire una parola mi indica la grande scrivania antica e le varie cose che ci sono appoggiate sopra e se ne va.
Sulla scrivania sono allineati una serie di pacchetti e confezioni, alcuni evidenti, come le confezioni dei collant e delle calze o una scatola da scarpe, altre sono anonime scatole di cartone. Tutto è numerato progressivamente dall’1 in avanti, poi dietro altre confezioni con sopra delle lettere che so di non dover toccare.
So perfettamente cosa devo fare.
Mi spoglio, piego i miei vestiti maschili e li metto da parte, poi mi rimetto in ginocchio, su un tappeto pungente e aspetto, alla mia destra la scrivania con tutto pronto ciò che servirà, davanti a me un grande specchio largo e altissimo alla mia sinistra a qualche metro, la stanza è molto grande, una stupenda e, così sembra, comoda poltrona.
L’attesa, per me, prima, fastidiosa e a volta devastante, con Lei, Signora Padrona, ho imparato ad amarla.
Sono eccitatissima, e si vede, sono qui in ginocchio davanti allo specchio e cominciano a farmi male le ginocchia.
Nuovamente i suoi tacchi, abbasso automaticamente lo sguardo, rientra nella stanza e si siede in poltrona, è il segnale che devo cominciare a prepararmi.
Mi alzo, mi giro verso la scrivania.
Apro l’anonima scatola di cartone con sopra scritto il numero 1, è una cintura di castità in plastica (una CB-6000) con il suo bel lucchetto aperto, ovviamente non c’è traccia di chiavi, sarà dura da indossare stante la mia eccitazione ma la mia forza di volontà e di compliacerLa mi aiuta e con un po’ di fatica riesco nell’impresa e la blocco con il lucchetto. Quante volte abbiamo parlato della privazione del piacere “per vie ordinarie” e della castità, da quando abbiamo cominciato a “frequentarci” solo una volta mi ha concesso di masturbarmi davanti alla webcam fino all’orgasmo, giusto un mese fa, poi ancora tante masturbazioni ma nessun orgasmo. Il mio sesso ed il mio piacere sessuale Le appartengono ed io non ne posso disporre a mio piacimento. È stata dura resistere quest’ultimo mese con tutte le stimolazioni cui Lei, Signora Padrona, mi ha sottoposta ma ci sono riuscita e ne sono orgogliosa.
La scatola numero due, me l’aspettavo, anche se non proprio in questi termini, è un dildo anale gonfiabile e vibrante, piuttosto grosso, sono spaventata, nella scatola anche un pochino di lubrificante. Non senza fatica, non sono avvezza, ancora dovrei aggiungere, a queste cose ma dopo un po’ di sofferenza riesco nell’”impresa”.
E’ ora la volta dei collant, il tipo tutto nudo, color carne, ludici, stretti ma della mia taglia e con il tassello in cotone rimosso in modo che il mio piccolo clito possa restarne fuori. Sono quelli che più mi piacciono ed anche il mio piccolo clito, non ancora abituato alla sua gabbietta in plastica sembra apprezzare salvo poi procurarmi parecchio fastidio non potendosi “estendere”.
Lei, Signora Padrona, è seduta sulla sua poltrona a gambe incrociate, ed osserva, ogni tanto Le getto qualche occhiata furtiva.
È ora la volta di un corsetto – guepiere nero straordinario, con ben sei reggicalze e lavoratissimo, senza spalline, occorre parecchio tempo per allacciarlo e soprattutto stringerlo da sola.
Credo di aver finito ed averlo stretto bene, Lei si alza, io mi blocco e rimango immobile, mi gira attorno, lentamente, due volte, poi controlla, non sembra essere soddisfatta, lo slaccia e lo riallaccia, questa volta si che è stretto, non riesco quasi a respirare e mi domando come farò a piegarmi ….
Lei, Signora Padrona, è tornata a sedersi ed io riprendo la mia vestizione.
Metto i seni finti, una terza ad occhio, e mi vedo nello specchio, i miei fianchi sono diversi il mio look è ora sicuramente più femminile non solo e non tanto per quello che indosso ma per la forma che il corsetto ha fatto prendere al mio corpo. Mi piaccio.
Ora vengono le calze nere velate, con la riga dietro, con il corsetto e non potendo sedermi indossarle è dura. Controllo accuratamente che la riga sia perfettamente dritta e fisso la prima calza ai reggicalze del corsetto, altrettanto faccio con l’altra. Altra occhiata nello specchio, mi piaccio proprio.
Ora le mutandine, nere tutte di pizzi e tulle, corredate da un assorbente.
Ancora una scatola, piuttosto grossa, è un collare punitivo, sale dalla spalle fin sotto al mento ed è rigidissimo, intorno al collo quattro begli anelli. Lo indosso mi sento bloccata e questo mi procura ulteriore eccitazione.
Mancano solo tre scatole la prima grande è quella del vestito da cameriera nero lucido, cortissimo e pieno di tulle e organza, lo indosso orgogliosa, anche a questo volevo arrivare per Lei Signora Padrona.
Indosso il corto grembiulino bianco.
Ora le scarpe, nere con un tacco spropositato, non sono abituata ad un tacco così alto ma sono bellissime e non voglio perdere neanche una sensazione di una così strana posizione del piede, praticamente tocca per terra solo la parte inferiore delle dita e il tallone sul tacco, la pianta è in posizione quasi verticale. Indossarle con corsetto e collare non è stato facile.
Ora l’ultima scatola, una parrucca, stupenda, come Valentina di Crepax la indosso ed ora metto anche la crestina bianca ed i lunghi guanti bianchi anch’essi lucidi.
Mi do un’ultima occhiata nello specchio, sono soddisfatta di me.
Lei si alza, rimango immobile mentre mi guardo allo specchio, mi gira intorno, alza leggermente la gonna mentre mi è dietro e lo rifà quando mi è davanti. Nello specchio riesco ad intravvedere il suo viso e il sorrisetto, malizioso che lo fa splendere.
Mi fissa il guinzaglio, di pelle nera, al gancio posteriore del collare e lo lascia cadere lungo la mia schiena.
Fa ancora un giro intorno, e quando è nuovamente dietro di me prende in mano la pompetta del dildo anale che mi pende in mezzo alle gambe ed inizia a gonfiare, la sensazione è tutt’altro che piacevole, mi sento sfondare, trattengo a fatica i mugolii che mi uscirebbero spontanei, finalmente si ferma mi sento “piena” ma non è finita, ora accende la vibrazione e la prima sensazione è terribile. Alza la gonna ed infila il telecomando nelle mutandine bloccandolo, la pompetta invece rimane pendente in mezzo alle mie gambe.
Torna a sedersi sulla poltrona incrocia le gambe e fa suonare un campanellino. Mi precipito letteralmente ai suoi piedi. Mi indica il piede rimasto in alto, inizio a baciarglielo e a leccarglielo sia sulla poca pelle delle sue suntuose scarpe sia sulla sua pelle fasciata di un meraviglioso nylon.
Dopo una diecina di minuti alza la pianta del piede porgendomi il lungo e sottile tacco che prendo in bocca e inizio a succhiare come un piccolissimo fallo. Riesco ad intravvedere il suo sguardo e mi sembra compiaciuto.
Improvvisamente si alza ed esce dalla stanza mi alzo anch’io di scatto e rischio di cadere rovinosamente dimentica dei terribili tacchi che avevo indosso e la seguo.
Entra in bagno, a lato del lavandino una vaschetta contenente biancheria intima, una confezione di sapone delicato per lavaggio a mano ed un paio di guanti di gomma neri e lunghi. Mi indica il tutto e se ne va.
Indosso i guanti di gomma, peccato avrei voluto poter toccare quei meravigliosi capi ma era ovvio che non me lo avrebbe permesso. Mi metto a lavare con cura calze, collant, mutandine, tanga e reggiseni.
A lato del lavandino uno stenditoio è già pronto, provvedo quindi a stendere tutto con cura, mentre ora Lei è appoggiata allo stipite della porta e mi osserva, non l’avevo sentita arrivare. Ho terminato, mi sfilo i guanti in gomma, sotto avevo lasciato quelli bianchi non avendo avuto ordini diversi non sono autorizzata a modificare in alcun modo il mio abbigliamento.
Durante tutto il tempo del lavaggio mi sono eccitata pensando alla mia situazione, stimolata dal mio ospite posteriore e guardando ciò che stavo lavando, biancheria bellissima e finissima.
Va via ed io la seguo, entra in salotto e si siede comodamente su uno dei grandi divani, se la stanza in ci ero entrata al mio arrivo mi sembrava grande questa sembra una piazza d’armi.
Mi inginocchio davanti a Lei che mi allunga immediatamente un suo piede la prendo con entrambe le mani e ricomincio a baciarglielo e a leccarglielo. Prende un libro, che aveva li vicino, e si mette a leggere.
Passano parecchi minuti, più di una ventina, e cambia piede. Mi dedico quindi con altrettanta solerzia all’altro. Dopo un’altra ventina di minuti, le mie povere ginocchia mi fanno un male terribile, i piedi costretti in queste nuove scarpe cominciano a dare i primi segni di impazienza mentre il collare e il corsetto fanno purtroppo il loro maledetto dovere e mi sento, dolorante, in una scatola.
Ora mentre le bacio e lecco il piede tenendo la scarpa nelle mie mani con un piccolo scatto fa uscire il piede dalla scarpa e me lo porge, appoggio delicatamente la scarpa a terra e, prendendolo in mano, me lo faccio sprofondare in bocca succhiandolo, baciandolo e leccandolo con estrema passione, quella che, anche per una cosa così banale, la Signora Padrona si merita.
Passa ancora parecchio tempo e, liberatasi dell’altra scarpa, cambia piede.
Sono eccitatissima e il dildo comincia a trasmettermi strane sensazioni.
Mi toglie anche l’altro piede dalle mani e, da un suo cenno, capisco di dovermi mettere a mo’ di sgabello a quattro zampe. Eseguo e Lei poggia i suoi piedi sulla mia schiena. Mentre mi sistemo al meglio in questa nuova posizione ad un movimento del bacino sento una strana sensazione salire dentro di me. La provoco nuovamente e, senza neanche rendermene conto, inizio a mugolare.
- Cosa succede? – Sono le prime parole che mi rivolge.
- Oooh… Sto … eia… ooooh… ooh… eiaculando ooooh… ooooohh, Signora Padrona.
- Come?
- Sto – sospiro – eiaculando, Signora Padrona.
- Hai un orgasmo?
- No – enorme sospiro – la sensazione è piacevole ma nessun orgasmo, Signora Padrona.
- Bene!
Riprende a leggere mentre io, cercando di limitare al massimo i miei mugolii, sento riempiersi l’assorbente.
Mi allontana con un piede ed io torno a mettermi in ginocchio.
Si alza, guardo fisso i Suoi meravigliosi piedi resistendo a fatica a guardarla tutta e vedo cadere la sua gonna. Ora si siede nuovamente sul divano ma questa volta sul bordo e con le gambe larghe, posso vederle il sesso, completamente depilato, spuntare dal tassello rimosso delle sue collant. Ha preso in mando il guinzaglio e mi tira in mezzo alle sue gambe, colto il messaggio mi avvicino ed inizio a servire con la bocca il suo sesso.
È evidentemente eccitata e l’orgasmo non tarda ad arrivare. Sono soddisfatta di me stessa per aver saputo dare il piacere alla Signora Padrona ed averlo fatto anche velocemente.
Si alza.
- Rimani qui, togliti il vestito!
Eseguo mentre Lei va via e torna dopo poco, in scarpe e collant e basta, con un bellissimo bavaglio in mano, il bavaglio ha un corto fallo ma di diametro piuttosto largo all’interno, ed infatti mi finisce in bocca, mentre dall’altra parte, quindi esternamente, ha invece un fallo ben più lungo ed anch’esso abbastanza largo.
- Togliti le mutandine, svelta!
Eseguo mentre mi indica il lungo tavolino basso che è davanti ai divani e capisco di dovermici sdraiare sopra. Il tempo che mi sia sistemata ed è già sopra di me che si sta impalando con questo fallo esterno rivolta con la schiena verso la mia testa mettendomi così in condizione di poter vedere il suo meraviglioso fondoschiena e, ovviamente, la sua schiena.
La posizione è, per me, scomodissima e dolorosissima, ma sopporto stoicamente per il piacere della Signora Padrona. D’altra parte è per quello, e solo per quello, che sono qua.
Si mette a giocare con la mia cintura di castità e la mia eccitazione impossibile e la frustrazione derivante sono terribili ma anche, devo ammetterlo, piacevoli.
Io cerco, nei limiti, estremamente ridotti, della mia possibilità di movimento di rendere quanto più gradevole possibile la penetrazione.
Per fortuna la Sua eccitazione è evidentemente considerevole e raggiunge velocemente l’orgasmo, per me la sensazione è al contempo bellissima, poter dare piacere alla Signora Padrona, poterle guardare il Suo fantastico fondoschiena e terribile data le costrizioni, non ultimo il mio povero sesso che sarebbe eccitato se potesse, dalla cintura di castità, dal dildo gonfio e vibrante, dal collare e dal corsetto e dalla posizione schiacciata tra Lei ed il tavolino.
Si alza e si sfila, spero in un po’ di tregua fisica, la posizione e le costrizioni mi fanno ora male, e psicologica, tutto questo mi eccita da morire e so di non potermi “sfogare” ma la speranza è presto vanificata, poiché, dopo essersi girata su se stessa si impala nuovamente questa volta rivolta verso di me, ora sono i suoi meravigliosi seni a farsi ammirare mentre ballano al ritmo dei movimenti che esegue sopra di me.
Un nuovo orgasmo la raggiunge e la fa urlare di piacere.
Si alza, va a sedersi sul divano, sembra esausta, io lo sono.
Passano lunghi minuti, resto ferma.
- Bene, sei stata brava, ora alzati, togliti il bavaglio, rivestiti e vai a preparare il pranzo. Mangerò in sala quindi prepara lì la tavola.
Eseguo mentre Lei mi guarda.
Nuovamente vestita, faccio il doveroso inchino, che fatica imparalo, soprattutto perché venisse naturale e spontaneo, ma ora sono soddisfatta di me, e vado in cucina.
Poco dopo, mentre mi sono messa in pista per la preparazione del pranzo, la sento passare, sempre per via dei suoi tacchi e capisco dai successivi rumori che sta facendosi la doccia.
Io, sopra l’abito da cameriera, ho indossato un grande grembiule, bianco, onde poter cucinare tranquilla.
Suona il campanellino, corro in bagno, prendo l’accappatoio e l’aiuto ad indossarlo.
- Asciugami.
Eseguo, felice di potermi rendere utile e, anche se attraverso il pensante cotone dell’accappatoio e i fini guanti, accarezzarla, fino a quando apre l’accappatoio se lo fa scivolare dalle spalle e lo lascia cadere, è bellissima, una venere. Mi affretto a raccogliere l’accappatoio mentre Lei si allontana. Sistemato ad asciugare l’accappatoio torno alle mie faccende domestiche.
Alterno la cucina con la preparazione del tavolo in sala quanto più curata possibile.
È ormai quasi ora e si presenta, perfettamente vestita in sala proprio mentre ho terminato di sistemare.
Osserva la preparazione della tavola, e sembra soddisfatta, io sono leggermente defilata, capo chino e mani in grembo, immobile. Si siede.
- Puoi servire il pranzo.
Parto immediatamente alla volta della cucina e inizio il mio primo servizio a tavola.
Le porgo ogni portata e poi mi metto leggermente in disparte e defilata sempre a testa china e mani incrociate in grembo, mi assicuro che abbia sempre abbastanza acqua e vino nei bicchieri e, come termina un piatto, provvedo a portarlo immediatamente via e a portare subito dopo il successivo.
- Ottimo pranzo ed un buon servizio, sono soddisfatta di te.
La ringrazio con un inchino.
- Ora io vado a riposare, tu termina di sistemare la cucina, sistema il bagno in cui ho fatto la doccia e poi spolvera la libreria in salotto, se ti rimane tempo trovati qualche altro lavoro domestico da fare.
Si alza e se ne va.
Io mi metto subito in moto, e, seguendo l’ordine indicato mi dedico alle mansioni casalinghe, nel frattempo le maledette pile del vibratore si non finalmente scaricate, il fastidio è ancora elevato ma inferiore.
Sono quasi le 16 quando fa capolino in salotto dove sto terminando di spolverare, perfettamente vestita con un tailleur grigio, calze o collant grigi, camicetta bianca e scarpe nere con tacco a spillo piuttosto alto, è, al solito, stupenda e di una eleganza estrema, sobria ma finissima e che a me piace tantissimo.
- Vieni di là.
La seguo, torniamo nella camera dove mi sono preparata.
- Togliti il collare, i guanti, il vestito, le scarpe, la parrucca e i seni finti, cambia l’assorbente.
Eseguo e non capisco.
- Ora togli anche il dildo.
Sono sempre più perplessa.
Si avvicina ai miei vestiti, quelli con i quali sono arrivata, da uomo, mi passa i pantaloni, li indosso sopra a quanto rimasto, ora la maglietta, il maglione e le scarpe da ginnastica, non i calzini, sono perplessa e ora, forse capisco perché mi ha detto di usare un abbigliamento casual e ampio.
Mi guardo allo specchio, l’unica cosa che potrebbe tradire quello che ho sotto è che se si alzano il pantaloni, non indossando i calzini, si vedrebbe il nylon delle calze e delle collant, per il resto tutto rimane piuttosto “nascosto”.
- Usciamo.
Indosso il giaccone, l’aiuto ad indossare il suo soprabito e la seguo in garage.
Mi passa le chiavi della sua lussuosa auto, si avvicina alla porta posteriore, Le apro lo sportello e sale, lasciando intravvedere un bellissimo squarcio di coscia.
Ovviamente guido io e sembro proprio l’autista. Seguendo le sue indicazioni andiamo in un posteggio del centro. Arrivati scendo le apro lo sportello e nuovamente posso ammirare ancor meglio le sue stupende cosce, penso lo faccia apposta.
La seguo ed entriamo in un elegantissimo negozio di calzature dove sembra essere molto conosciuta.
Ci dirigiamo nel reparto femminile, dove una commessa gentilissima ci fa strada.
Si siede su un divanetto e mi fa cenno di sedermi accanto a Lei.
- Vorrei vedere un paio di quelle scarpe beige sportive che ci sono in vetrina in basso a destra.
Le ricordo, molto carine, stile scarpe da ginnastica, non “eccessivamente” femminili ma sicuramente neanche maschili.
- Certo Signora, il solito numero vero?
- No, il 39, grazie.
Sono terrorizzata, quello è il mio numero di scarpe.
La commessa ritorna con la scatola, la Signora Padrona, si gira verso di me sorridendo.
Sono imbarazzatissima, mi sto per provare un paio di scarpe da donna, davanti ad un’estranea e che tra l’altro vedrà che calze indosso.
Mi sfilo una scarpa mentre la commessa, proprio davanti a me, me ne porge una.
La indosso nel modo più rapido possibile.
- Vanno bene?
La commessa mi guarda con aria perplessa.
- Si, grazie.
- Sei sicura cara?
La voce della Signora Padrona è devastante, mi ha chiamato al femminile in pubblico, mi rendo conto di essere tutta rossa, l’umiliazione è tremenda e, guarda caso è salita anche l’eccitazione.
- Si, Signora P …
- Come cara?
- Si, Signora Padrona.
- Bene, allora le prendiamo, le vuoi indossare subito?
Il tono usato per “vuoi” non lascia ombra di dubbio.
- Si, Signora Padrona, grazie.
La commessa sorride ed io sono sempre più imbarazzata.
Paga ed usciamo, passando davanti ad uno specchio mi accordo del rossore sulle mie guance.
Non mi ero mai vergognata tanto in vita mia ma mi accorgo anche di essere terribilmente eccitata.
Le scarpe che la Signora Padrona mi ha comprato sono bellissime, fonte di forte “preoccupazione”, mi sembra che tutti le guardino e considerino che sono scarpe da donna ai piedi di un “uomo”, ma sono anche felicissima.
Ora è la volta di un negozio di abbigliamento da danza, sono letteralmente terrorizzata, la Signora Padrona sa perfettamente quanto ami questo particolare tipo di abbigliamento ma l’idea che possa succedere peggio di quanto è capitato nel negozio di scarpe mi sconvolge.
Parla con la commessa, io un passo dietro di Lei.
Chiede un paio di scarpe da danza nere, questa volta il Suo numero.
Si siede, io mi metto accanto a Lei, arriva la commessa e le porge una scarpetta per la prova, Lei non si muove, per fortuna in una frazione di secondo capisco tutto, mi precipito a prendere io in mano la scarpetta da danza, stupenda, mi chino davanti a Lei, le sfilo la scarpa corrispondente a quella che ho in mano e le faccio provare la scarpetta. Sorride, sembra soddisfatta si alza, è in difficoltà tra la scarpetta rasoterra e l’atra con il tacco alto, mi avvicino, ero rimasta china e l’aiuto a togliere anche la scarpa col tacco mentre Lei si appoggia a me. La commessa porge direttamente a me anche l’altra scarpetta e, mentre Lei si appoggia nuovamente a me, le infilo anche questa.
- Ti piacciono?
- Molto, Signor …
- Allora le prendo.
- Ne vorrei anche un paio del 39 ma rosa. – rivolta alla commessa.
Sto per svenire.
Si siede mentre la commessa si allontana e mi fa segno di rimetterle le Sue scarpe, cosa che faccio in un lampo.
La commessa torna con una nuova scatola e la faccia interrogativa.
- Voglio fare un regalo, se non andassero bene posso cambiarle?
- Certo Signora.
- Bene, ora vorrei anche vedere un body, un paio di collant da danza ed un tutù tutto in rosa, per la misura faccia conto un fisico come quello del mio amico qui, sono con i seni della terza … – poi sottovoce – veri …
Sorride, anche io.
La commessa porta tutto di varie qualità, Lei guarda con attenzione e poi sceglie, secondo me le cose più belle. Immagino cosa mi possa aspettare stasera. Per divertirsi mi appoggia addosso il body come per vedere se mi va bene, sorridendo, anche io sorrido.
Raccolgo i vari pacchetti ed usciamo.
È ora la volta di un negozio di biancheria intima, stupendo, finissimo, elegantissimo, capisco dove si fornisce abitualmente, infatti sembra di casa.
Avvicina la bocca al mio orecchio e mi sussurra di aspettarla fuori, chissà cos’ha in serbo ma per lo meno non sarò messa in mezzo. Saluto ed esco.
Esce con alcuni sacchetti che mi premuro di prendere subito e ci dirigiamo verso l’auto.
Appena in garage Le apro la portiera Lei scende, sempre esibendo le sue meravigliose cosce, ormai sono certa che lo fa apposta.
- Spogliati!
È un ordine, eseguo, per fortuna l’accesso all’appartamento è diretto.
- Lascia qui i tuoi vestiti e le scarpe nuove e andiamo in casa.
Mi spoglio, mentre Lei, leggermente defilata mi osserva e quanto ho finito e Lei si avvia, la seguo portando l’infinità di pacchetti frutto dello shopping.
Mi fa posare tutto nella solita camera, lo studio.
- È quasi ora di cena, rivestiti adeguatamente e vai a preparare, al solito cenerò in sala.
Mi rivesto esattamente come questa mattina, dildo compreso, al quale, avendole trovate sulla scrivania, ho sostituito ne batterie ormai scariche con quelle nuove. Lo gonfio, tanto quanto, mi sembra, lo avesse gonfiato Lei e riaccendo la vibrazione.
Come avevo fatto per il pranzo cerco di mangiare qualcosa, così mi aveva istruito a fare, durante la preparazione del suo pranzo o della sua cena.
Come per il pranzo cerco di curare al massimo anche la tavola della sala e, visto un bellissimo candelabro con una grande candela glielo faccio trovare sulla tavola con le luci abbassate.
La cena è pronta ed anch’io sono pronta a servirla, in piedi in sala accanto alla tavola.
Arriva, sono sicura che ha notato la candela ma non dice nulla e quindi non mi permetto di accenderla. Non dice nulla neppure delle luci soffuse e quindi le lascio così.
Le servo la cena e sembra nuovamente essere soddisfatta di me.
Quando si alza per andare in salotto, mi affretto a sparecchiare e a sistemare la cucina.
Proprio una volta terminato sento il suono del campanellino e mi precipito in salotto.
È semi sdraiata sul divano, ancora perfettamente vestita e sta leggendo il solito libro.
- Togliti il vestito e le mutandine poi girati verso il muro e chinati in avanti stringendo con le mani le caviglie e con le gambe strette.
Si allontana mentre eseguo i Suoi ordini.
La sento tornare.
- Hai avuto una bella idea con la candela ma come candelabro ne preferisco un altro.
Capisco immediatamente dopo cosa intendesse, mentre sento la candela entrarmi, neanche troppo dolcemente, nel buchino e sento accenderla.
La cera che cola, purtroppo, scendendo perpendicolarmente alla candela, si infila nel buco lasciato libero dalle collant, che quindi non mi proteggono, arrivando direttamente sulla mia pelle in una zona comunque delicata e non è per nulla piacevole, oltretutto so perfettamente di dover rimanere immobile.
Suona il suo cellulare e Lei risponde.
- Ciao, come stai.
- …
- Si, sono a casa, con una nuova schiava.
- …
- Dai non essere gelosa, sai che sei tu la mia schiava preferita.
- …
- Si è quella di cui ti ho parlato recentemente.
- …
- Certo cara, se puoi, sai che mi fa sempre piacere quando vieni.
- …
- Ok a domani allora.
Sono perplessa, sapevo, aveva avuto modo di parlarmene spesso, di questo suo rapporto con una schiava che vedeva ogni tanto, e con quale c’era, così mi aveva detto un rapporto particolare. Tante volte aveva tenuto a dirmi che lei era si bisessuale ma preferiva le persone del suo stesso sesso.
- Domani mattina viene la mia schiava, una donna vera, non come te che non sei più un uomo e non sarai mai una donna - probabilmente oggi non mi aveva umiliata abbastanza - Puoi scegliere se restare e continuare a servirmi come hai fatto oggi o se uscire e rientrare quando lei se ne sarà andata. Cosa pensi di fare?
- Resto, Signora Padrona, se pensa che possa esserLe utile.
- Va bene, resta, la tua risposta mi è piaciuta.
Riprende a leggere ed io continuo a soffrire, la candela si accorcia ed il dolore si allarga.
Passa ancora molto tempo, la candela mi sembra essere oramai alla fine, Lei si alza e se ne va.
Dopo un po’ sento un soffio spegnere la candela, non l’avevo sentita arrivare, molto probabilmente non ha più i tacchi.
- Rimani in questa posizione e conta fino a 100 poi togliti la candela, vai in bagno a pulirti, fai veloce, e vai nello studio.
Eseguo e, prima che posso sono, nello studio.
E’ seduta in poltrona, indossa un body nero aderentissimo con le maniche corte, tipo ballerina, un paio di collant neri setificati e le scarpette da ballo nere acquistate nel pomeriggio, mi indica i suoi piedi ed io mi ci butto a capofitto.
Lecco, bacio e succhio piedi e scarpette, la loro vista è per me eccitante da morire e Lei lo sa perfettamente.
Mi lascia fare, prendo in mano i suoi piedi, uno per volta e mi ci dedico più che posso, voglio farle sentire la devozione e la passione che ho per Lei. Spero di riuscirci.
- Spogliati, completamente.
Eseguo e come sono nuda mi passa un paio di collant bellissimi, mi fanno impazzire, aperti sotto il cavallo e all’altezza dei fianchi, sono rosa pallido, bellissimi, ora è il turno delle scarpette da danza acquistate nel pomeriggio.
- Ti vanno bene?
- Si, Signora Padrona, grazie, sono perfette e bellissime.
- A quattro zampe, rivolta verso e lo specchio e guardati riflessa.
È in piedi dietro di me, la vedo riflessa, si sfila il body, prima le spalle poi lo fa scendere lungo le splendide gambe e rimane con i soli collant e scarpette da danza. Si avvicina alla scrivania, apre una scatola, non devo cosa ne estrae, traffica un po’ e poco dopo è nuovamente dietro di ma con in mano un considerevole fallo fino da allacciare in vita con delle cinghie ed è esattamente quello che sta facendo, sul fallo un preservativo già lubrificato.
Si inginocchia e sento la punta del fallo premere contro il mio buchino, con poca fatica, l’allenamento del grosso dildo che ho indossato oggi per ore sembra essere servito.
Mi ha preso per i fianchi e mi sta possedendo, da come si muove e da ciò che vedo nello specchio sembra piacerle. Anche a me, devo ammetterlo, piace tantissimo.
Arriva il suo primo orgasmo, riduce un pochino il ritmo, ma continua.
Passano lunghi minuti, sto nuovamente eiaculando senza orgasmo, la informo, non sembra neanche ascoltarmi, mentre il ritmo cresce nuovamente ed un nuovo orgasmo la scuote, sono distrutta ma non si ferma ancora, come prima rallenta ma continua.
Passano ancora lunghi minuti sento qualcosa di strano crescere dentro di me e, proprio mentre la Signora Padrona raggiunge il suo terzo orgasmo, vengo anche io travolta dal piacere. È il mio primo orgasmo da penetrazione senza che il mio sesso ne sia stato minimamente coinvolto o partecipe. Si sfila.
- Lecca tutta la schifezza che hai fatto cadere.
È il prodotto della mia eiaculazione precedente, eseguo, non molto felice.
Si è seduta nuovamente in poltrona, il fallo finto ancora legato in vita, le gambe leggermente divaricate e mi osserva, è stupenda.
Ho terminato, si è tolta il fallo e le collant, me li porge.
- Spogliati, vai a lavarti, velocemente e lascia questo in bagno, domattina provvederai a lavare il tutto.
Anche lei va in bagno, l’altro, probabilmente quello che usa di solito dove io non sono ancora entrata.
Al mio ritorno la trovo in collant neri e raffinatissima camicia da notte nera, è proprio stupenda qualunque cosa indossi.
Mi inginocchio davanti a Lei, mi passa una confezione, nuova, di collant, la apro, mi da sempre una sensazione bellissima aprire ed indossare per la prima volta un paio di collant, non so perché. Anche questi no del tipo “tutto nudo”, piuttosto stretti anche se della mia misura, color carne, lucidi, insomma bellissimi. Il tassello in cotone è al suo posto e preme contro la mia cintura di castità. Poi un corsetto rosa relativamente basso che si chiude con i ganci e che è proprio preciso per il giro vita. È ora la volta di una bellissima camicia da notte, rosa, corta, morbidissima e anch’essa lucida e per finire un paio di ciabattine con il “solito” tacco a spillo altissimo una strisciolina sottile di pelle proprio le dita anche queste rosa. L’ultimo pezzo è una vestaglia, rosa, lunga, ampia, lucida anch’essa, stupenda.
- Apri quel mobile.
Un mobile relativamente basso addossato alla parete, lo apro ne esce fuori quello che potrebbe essere un normale letto singolo se non fosse che in fondo non ha una rete ma un tavolaccio e sopra non ha un materasso ma un materassino basso e duro. L’aspetto non è quello di un letto ma al massimo di un giaciglio, mi accontento. Dalla cassapanca lì vicino, che mi è stata indicata, prendo un piumino.
- Domattina sveglia alle 6 per te. Fino alle 7 hai tempo per te, lavarti, andare in bagno, fare colazione, truccarti, sistemarti, vestirti, esattamente come stamattina. Dalle 7 alle 8, dopo aver rifatto il tuo letto, ti dedicherai a fare il bucato, c’è la biancheria sporca di ieri e a pulire bene entrambi i bagni. Alle 8,30 dopo avermi preparato la colazione mi verrai a svegliare. Sai come devi fare. Alle 9 dovrà essere pronta l’acqua per il mio bagno al quale avrai l’onore di assistere. È tutto chiaro?
- Si Signora Padrona, chiarissimo.
- La mia schiava sarà qui per le 10, ora vai a dormire.
Se ne va ed io mi sdraio e spengo la luce. Sto pensando a tutte le emozioni provate oggi fino al mio primo orgasmo da penetrazione mentre sfrego tra loro le gambe per sentire il nylon, il suo rumore, la sua consistenza anche accarezzandomi una coscia.
Mentre aspetto il sonno, sono stravolta, ripenso a quanto, la Signora Padrona, mi ha raccontato a proposito della Sua schiava. È single adesso dopo un matrimonio sfortunato, ed ha due figli, è comunque piuttosto giovane. Abita in un’altra città e questo fatto, unito alla presenza dei figli, non consente loro di frequentarsi abitualmente ne, in questo momento, di convivere. Si sono conosciute poco più di un anno fa, il suo matrimonio era finito da poco e ne portava ancora i segni, era triste e sola. In breve si erano trovate molto bene e la loro era una bellissima amicizia, poi la Signora Padrona aveva approfittato, forse, di un suo momento di debolezza, per “circuirla”, erano finite a letto insieme, per lei in maniera assolutamente inaspettata. Però la reazione di Sara, ora ricordo come si chiama la Sua schiava, era stata altrettanto inaspettata e aveva cominciato a fare possibile ed impossibile per stare con la Signora Padrona, che in questo rapporto stava piuttosto sulle sue, fino ad arrivare a dichiarare apertamente che avrebbe accettato e fatto qualunque cosa per Lei, esattamente ciò che la Signora Padrona aspettava, era così cominciata l’educazione a schiava di Sara, che si era fin da subito rivelata molto portata per questo ruolo regalando alla Signora Padrona grandi soddisfazioni.

venerdì 20 marzo 2009

In questi giorni

Fino a qualche giorno fa, avevo preso la pessima abitudine di masturbarmi da una a due volte al giorno, tutti i giorni, da qualche mese a questa parte.
Ora mi sto imponendo un periodio di castità evitando accuratamente di toccare il mio "clito" per ragioni che non siano di necessità (igiene, ecc.).
A questa castità ho però associato anche, in parallelo, una serie di attività che mantengano alto il mio livello di eccitazione.
Il mix di queste cose mi piace ed ora devo solo vedere come va a finire .....

Mi presento

Sono un uomo, eterosessuale, che ama vestirsi da donna.
Dell'abbigliamento femminile ciò che più amo sono i collant e la biancheria intima.
In questo blog d'ora in avanti parlerò di me solo al femminile.
Amerei essere sottomesso da una vera Padrona, non professionista, ma amante di questo genere di situazioni.
La somma della mia passione per il vestirsi da donna e per la sottomissione mi fanno desiderare di essere quella che per gli anglofoni è una "sissy maid", una cameriera, una serva ed una schiava.

Una domanda mi sono sempre fatta, che probabilmente rimarrà senza risposta, io sono feticista, terribilmente feticista, ma esistono donne feticiste?

Altra domanda: come detto mi piace travestirmi da donna, ma ci sono donne a cui piace un uomo travestito da donna?